I love cooking

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Non è una novità, nè una notizia eclatante.

Amo cucinare, Amo la mia cucina.

Quando ne ho le palle piene del lavoro, sono stressata a mille, ho litigato con il marito, la mamma, il mondo, trovo la mia pace interiore mettendo le mani in pasta.

Non importa che sia una zuppa, una torta, una pizza o un semplice uovo sbattuto. Trovo sempre il modo per dargli il mio tocco personale e mi ci butto finchè tutta la rabbia non se ne vola via insieme alla puzza di fritto che aleggia per la cucina.

Ultimamente il mio profilo IG pullula di foto dei piatti che preparo. Perchè lo faccio? Bho! Mi piace vedere il risultato finale da dietro un obbiettivo.
Mi piace condividere con altri quello che amo fare. Quello che avrei sempre voluto fare.

Qulcuno mi ha detto “eh ma tu pubblichi solo le foto….caccia le ricette suvvia!”.

Sarebbe bello poter fare qulcosa del genere, scrivere di cucina, di cibo che porta conforto, ma la mia paura più grande è quella di fare la parte della mitomane, che scimmiotta la miriade di food blogger che spopolano ultimamente.

…..Potrei farlo però, perchè no!

Prima o poi…forse…un giorno chissà!

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La notte si dorme!!

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Anche stanotte ti sei svegliata alle 3:30. Puntuale come un orologio svizzero ha urlato “Mamiiii” dalla tua stanza.
Puntuale come un orologio svizzero io  mi sono alzata, sono venuta nella tua cameretta e mi sono sdraiata accanto a te. Un bacio, una carezza e siamo crollate insieme in quella cuccetta, avvolte dal piumone pieno di animali della foresta.
Che problema hai con la notte?
Sto quasi pensando che tu abbia fame, e sì che non sei deperita. Ti si può definire in qualsiasi modo fuorchè magra tesoro mio, anzi pure l’ ortopedico ha detto che le tue piccole ginocchia gemelle possono essere dovute al peso.

Comunque mentre ero in dormiveglia ho pensato di scriverti. Solo che nel buio, con le idee un po’ confuse dal rincoglionimento era tutto un caos nella mia testa.
Mi chiedevo se quando diventerai grande mi farai domande tipo “Ma io da dove vengo?” “Ma voi mi avete cercata o sono capitata?”.
Mi chiedevo se quando crescerai ricorderai questi momenti insieme, a coccolarci nel letto, tu che vuoi che stia girata verso ti te per potermi accarezzare il volto, io che soffro in silenzio perchè in quel letto ci si sta un po’ stretti.
Mi manderai a quel paese quando sarai grande? Quasi sicuramente sì. Lo fai anche adesso all’età di 2 anni e mezzo.

Tu vieni da un amore infinito. Quell’amore che io provo per papà e lui prova per me.
Sì ti abbiamo fortemente voluta. Ci abbiamo provato per 4 mesi. E ogni mese era un po’ un delirio vedere che questo treno ancora non arrivava, nonostante fossi terrorizzata da una serie di cose, conseguenze e cambiamenti, l’ ignoto.

20150701_121731Poi finalmente il test positivo e 9 mesi di controlli e analisi estenuanti. In realtà ora le vedo estenuanti. Ora mi rendo conto che tutti i problemi che abbiamo avuto potevano avere degli esiti non troppo felici. Sul momento, nel vortice delle emozioni e della novità ho vissuto tutto con una discreta incoscienza.
Ma dopo questi mesi sei arrivata e hai cambiato la vita di tutti quanti.
La mia sicuramente, con questi 10 kg in più piazzati su cosce, culo e pancia che non se ne vogliono andare.
Da che ci sei vedo le cose in maniera leggermente diversa sai? Sicuramente con una sorta di timore maggiore verso qualsiasi cosa, per quello a volte sono un po’ rompicoglioni. Ma ho acquisito la consapevolezza che devo essere super strong per te…una super mamma.
Ogni tanto mi riesce. Come quando torno a casa dopo una giornata di lavoro, ti faccio il bagno, sistemo casa, impasto la pizza e vi metto tutti a letto, te e papà.


(Però sai che hai anche un super papà, che rinuncia a tutto per stare con te e per aiutarmi, sei fortunata, ricordalo sempre).
Vorrei passare più tempo con te. Seguirti,  guidarti, ma sempre lasciando che il tuo animo super intraprendente prevalga sulla mia apprensione.
In 3 giorni hai tolto il pannolino. 3 giorni!! Pensavo ci volesse un’ eternità. Invece mi hai stupito e resa orgogliosa, nonostante ogni tanto ti perdi a giocare e ti dimentichi che abbiamo ben 2 bagni da poter usare.

Capitano poi giorni dove invece stacco la spina e ti lascio mezz’ora in più dai nonni per ricaricare le batterie. Non è cattiveria, è spirito di sopravvivenza.
E sì, tesoro, tu rubi molta energia. La assorbi come un buco nero e la converti in risate, pianti, corse a spalle, colori, dispetti al cane, tende improvvisate con le coperte, no e sì urlati a scuarciagola, capricci e sorrisi, e lanci di oggetti per casa.

 

Non un momento ho dubitato della scelta che ho fatto, che abbiamo fatto.
Ho dubbi su molte cose ma su te e papà nemmeno uno.
Anche se porca puzzola, la notte si dorme!!!!

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Grazie e Vaffanc**o

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“Come va il lavoro?”….”Va….”

Lo scorso anno in questo periodo avevo scritto qualche post in più.

Quest’anno ho il blocco dello pseudo-scrittore (dire scrittore mi sembra troppo).

Il problema è solo uno: il lavoro e tutta l’ansia, la rabbia e l’amarezza che ne consegue.

Ogni mattina rispondo a mille annunci diversi, mando Cv ovunque, sperando in una risposta decente. Il risultato è il silenzio assoluto.
Qualche settimana fa però è arrivata una chiamata da una scuola privata.  Supplenza in fisica fino a giugno….per 7 ore totali a settimana. Croce e delizIa. Insegnare in un liceo una materia che tanto amo, ma solo 7 ore settimanali. Insomma una cosa improponibile.
O meglio improponibile mollare il mio lavoro per sole 7 ore.
Erano anche disposti a modificare gli orari e farmi insegnare nella mia pausa pranzo.
Così avrei lavorato dalle 7 e mezza nel mio attuale posto di lavoro, preso la macchina, fatto lezione un’ora, rientrata al lavoro fino alle 17, poi a casa a preparare cena, pulire casa, mettere a letto la bimba e preparare la lezione per il giorno successivo.
CEEEEERTOOOOO!!!!! Come no.
Ovviamente ho gentilmente declinato la proposta spiegando la situazione. Certo se mi avessero proposto almeno il doppio delle ore, in questo momento starei spiegando il moto uniformemente accelerato a una classe di ragazzi in piena ormonite adolescenziale.

Sfortuna?

Non credo molto nel fato. Sono sempre stata dell’ idea che l’ uomo si crea le proprie sfortune o fortune. Quindi probabilmente se sto ancora in questa situazione è perchè non ho abbastanza coglioni per mollare tutto e cambiare.

Un buon 80% delle persone a cui spiego la situazione rispondono con la solita frase di circostanza “Eh ma di cosa ti lamenti? hai un posto fisso, pensa a chi il lavoro non ce l’ha!”.
Vero…verissimo!

Ma nella vita ci si deve accontentare per forza di un lavoro mediocre (se non pessimo) solo perchè “Hai un lavoro e dovresti solo ringraziare per quello”?
Dovrei essere felice perchè il 10 di ogni mese ricevo la busta paga, anche se so perfettamente che per le qualifiche che ho mi spettano almeno due livelli in più rispetto a quello in cui mi hanno piazzato 5 anni fa?
Devo esultare perchè “Difficile che il posto fisso te lo portino via e di questi tempi tienitelo stretto…”, anche se da laureata in fisica mi tocca fare da segretaria, centralinista, assistente personale,  creatrice di manifesti con tanto di Madonna per la festa patronale del paese dove si trova l’azienda, autista, agente immobiliare e chi più ne ha più ne metta?
Per molti devo essere grata per il mio lavoro, nonostante non sappia di preciso che lavoro faccio. Devo dire grazie di lavorare in un ufficio che in realtà è un capannone polveroso e freddo, che manco i pinguini si vedono in inverno.
Devo inchinarmi a chi non si fida delle mie capacità e della mia organizzazione (nonostante il fatturato ottenuto).

Allora dico grazie!

Dico grazie perchè tutto questo non può che rendermi più forte e incazzata.
Dico grazie perchè forse riesco a prendere in mano le redini della mia vita e decidermi davvero a fare ciò che mi piace. Dico grazie perchè ciò che non uccide, fortifica.

Ma dico anche VAFFANC**O!

A chi per anni mi ha sottovalutato. A chi non è umile e pensa sempre di essere una spanna sopra gli altri. A chi vuole essere al centro del mondo e non si fa mai un esame di coscienza. A chi ignora i problemi e li scavalca o li riversa addosso a altri. A chi pensa di sapere tutto e invece non sa un cazzo. A chi a 80 anni non si fa da parte, anzi è un elemento di disturbo enorme per chi vuole lavorare. A chi mi ignora e nemmeno saluta la mattina.
E vaffanc**o anche a quelli che giudicano senza sapere quello che si passa in una situazione del genere. Le persone in difficoltà voglio comprensione e consigli, non frasi di circostanza.

Fenomenologia del cliente

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Io adoro la parte del mio lavoro in cui ho a che fare coi clienti. Il più delle volte mi trovo davanti persone simpatiche, alla mano, senza troppe pretese e soprattutto umili.
Il mio lavoro mi da la possibilità di confrontarmi con realtà diverse sia dal punto di vista dell’organizzazione aziendale che dal punto di vista culturale.

Questo il più delle volte….

Poi capitano loro: quelli strani. Quelli che dici “Cassso (dialettalmente parlando)…tutti a me capitano???”.

Così, ispirata dalla moltitudine di scassa gonadi con cui  mi ritrovo a lottare quotidianamente, ho deciso di stilare una lista più o meno dettagliata dei casi che mi si presentano alla porta dell’ufficio (o al telefono)

Il telegrafico

è colui che ti manda una mail per chiedere informazioni. Peccato che nella mail non sia precisato cosa effettivamente gli serve sapere. Esempio:
“Buongiorno, avremmo bisogno di informazioni relativamente ai corsi di formazione che fornite sui controlli PND
Cordiali saluti”
Di solito queste persone fanno parte dell’ufficio commerciale a cui è stato detto di chiedere informazioni su una cosa a loro del tutto sconosciuta (non sanno nemmeno per cosa stia l’acronimo PND).
La maggior parte delle volte mi tocca rispondere chiedendo:

  1. Quali Prove Non Distruttive (PND) vi interessano?
  2. A quale livello volete certificare il vostro personale?
  3. secondo quale normativa o standard volete la certificazione?
  4. quante persone volete qualificare?
  5. avete procedure di riferimento per i controlli?

La risposta è quasi immediata : “Buongiorno…chiedo all’ufficio qualità e le faccio sapere”.

Classificato:  “Poverino non è colpa sua!”

Il “tutto e subito”, ovvero quello con le pretese

Il cliente sa cosa vuole. Ti da tutti i dettagli di quello che vuole, anche del prezzo che vuole, delle date in cui vuole venire a fare il corso e delle tempistiche in cui gli servirebbe il certificato: ovvero la settimana precedente.

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Classificato: “Se vuole mi metto una scopa in culo e le pulisco pure l’ufficio”

Il Sapientino Clementoni

Lui è laureato, ha Ing. davanti al cognome quindi è un figo. Lui sa tutto, conosce tutto. Finisce le tue frasi mentre stai spiegando i vari tipi di magnetizzazione, ti interrompe in continuazione per fare precisazioni o raccontare aneddoti di cui non frega una beata mazza a nessuno. Poi fa nulla se non sa calcolare il seno e coseno di un angolo per trovare il percorso del fascio di ultrasuoni in un materiale.

201Classificato: “Stai zitto per favore…STAI ZITTO!!!”

L’invadente

E’ colui che il concetto di spazio vitale e spazio personale non c’è l’ha proprio nel DNA.
L’invadente non riesce a non starti attaccato, quando sei seduta alla tua scrivania te lo ritrovi dietro le spalle in agguato manco un condor che aspetta la morte imminende di un bufalo nella gran canyon.
Non hai privacy con lui. Ti riempie di domande, la maggior parte delle volte stupide e senza senso, ti mette le mani sulla spalla come foste amiconi e ti sbircia gli appuntamenti dell’agenda da dietro la sedia. Non è inusuale che ti stalkeri pure sui social.
Sei lì che compili il diario del corso ed eccolo spuntare e toglierti il foglio dalle mani per “aiutarti”. Cerchi di risolvere un grosso problema con un altro cliente e te lo ritrovi a gironzolare per il tuo ufficio toccando ogni singola cosa e facendo commentia ad alta voce.250

Classificato: “Se mi tocchi ancora una volta ti do fuoco con la bomboletta del solvente per il controllo con liquidi penetranti”

Il paranoico complottista

300Il paranoico si presenta come una persona normalissima. Gentile, simpatico e pure abbastanza sveglio. Poi succede il dramma. Non trova il quaderno e inizia a inveire con la tua collega dicendo che glielo ha rubato, non trova il righello e si incazza col compagno di corso. Scrive i report nascondendosi come un ladro per non far copiare nessuno. Sovente si fa paranoie pure su corsi ed esami, quindi ti fa chiamare dal suo responsabile per sapere se va tutto bene, se il “bambino” è bravo e fa bene i suoi compiti.

Classificato:“Fatti curare!”

Il ritardatario

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Le lezioni iniziano a 8 e 30? Lui si presenta, bello come il sole, con un’ora abbondante di ritardo…ogni santo giorno. Poi entra, saluta, si prende un caffè….moooolto lentamente.
Generalmente poi scappa un’ora prima della fine delle lezioni perchè “sennò fa tardi a una visita”.

Classificato: “Ma sì, fai come cazzo ti pare tanto sono qua anche io in gita di piacere”

Il provolone

Fa il simpa della compagnia, lo splendido. Tuo marito va in moto? Lui ha una moto più bella e te lo dice concludendo la battuta con “dai se vuoi ti ci porto una volta”. Ti offre sempre il caffè (con la chiavetta che hai appena caricato) e ti porta le Brioches ogni mattina. Non manca occasione che non ti chieda il numero di telefono, così casualmente nel discorso, anche se state parlando dell’ effetto fotoelettrico. Ti fa complimenti anche se quella mattina hai i capelli unti, le occhiaie perchè tua figlia non ha dormito e sei vestita peggio di un barbone perchè non hai fatto a tempo a fare la lavatrice il giorno prima. Non ci prova apertamente, ma sempre con sottile ironia, buttanto qua e la frasi e battute come se piovese.200w

Classificato: “Sì…grazie…Sei simpatico ma ora anche basta!”

Il viscidone

E’ un evoluzione del Provolone. Ci prova in modo esplicito e insistente. Fa battute anche spinte per comprovare la propria mascolinità (e probabilmente cercare di compensare qualche carenza nei paesi bassi). Ti stalkera sui social fino a farti impostare un livello di privacy che manco la CIA. E’ insopportabile, è un maschilista pieno di se….e quasi sempre…fa ca***e il c***o!500

Classificato: “Dio cosa ho fatto di male per meritarmi questo??”

Lo stalker telefonico

5000Ti chiama 5 volte in un’ora. Ogni volta con una domanda diversa, ogni volta con un problema, stupido, diverso. Gli spieghi con molta calma tutta la documentazione di cui hai bisogno per compilare la sua pratica, metti giu il telefono, tempo 3 minuti ti manda tutto via mail. Pensi “oh meno male”….e poi ti richiama “giusto per capire se andava bene tutto quello che ho spedito”. Prende e ripetere più volte in una giornata.
Parla sempre molto lentamente a un tono di voce così baso da fare molto sex-line. Puntualmente devi chiedergli di parlare più forte perchè hai capito un quinto di tutto quello che ti ha detto, praticamente il suo è un  soliloquio.

Classificato: “Non alzate quella cornetta!”

Il bello bello in modo assurdo

Ebbene sì, in mezzo a questa manica di disagiati e disadattati, sul più bello (si fa per dire) arriva lui: il figo di turno.
Quello che è così figo che nemmeno riesci a guardarlo negli occhi per più di 30 secondi perchè ti senti dannatamente in imbarazzo.
700Il problema è che non è solo dannatamente bello…è pure simpatico, gentile, carino, alla mano e  intelligente da paura. Non ti sembra vero. Fino al giorno prima avevi a che fare con i peggio elementi esistenti e ora c’è solo lui con il suo sorriso smagliante.
La mattina ti alzi e sei quasi felice di andare al lavoro.
Purtroppo clienti così sono rari e penso pure in via di estinzione.

Classificato: “Dio esiste!!!!!!”

 

 

All’ombra del grande castello

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Non mi sono mai spostata dal mio paese se non per brevi vacanze o per periodi di studio fuori sede.
Per un attimo ho pensato di dover andare a vivere sull’altro lago della provincia, ma grazie a Dio, come si usa dire da queste parti, mi è volata la colombina sulla testa.
Penso che lontana da casa sarei impazzita.
Nonostante i continui battibecchi che ad oggi, donna sposata e mamma, ho con mia madre e mio padre, stare lontana da loro sarebbe stato un peso enorme, così come lo sarebbe stato vivere lontana dal paese dove sono cresciuta.
Non sono mai stata la ragazza attiva che frequentava il centro tutti i giorni, che viveva la comunità a 360°. Sono sempre stata un po’ solitaria e sulle mie, cosa che poteva creare antipatia a volte. In realtà non è proprio così. Impegni di studio mi hanno portato lontana (anche se non lontanissima) e ho sempre avuto fidanzati “da fuori” cosa che ha influenzato e non poco le scelte relative agli ambienti e alle compagnie da frequentare.

Ma il mio paese….è mio, non riesco ad immaginarmi altrove, e io lo adoro in tutto il suo essere un piccolo paese di provincia!

Qualche giorno fa  il grande castello che si erge su una della colline, si è illuminato per una serata. Prove tecniche per l’innaugurazione che avverrà il prossimo mese dopo il lungo restauro. E’ stato un momento molto suggestivo per tutti i cittadini. Un po’ perchè il castello è l’emblema della nostra comunità, un po’ perchè lo stabile, essendo chiuso al pubblico, lascia sempre quel senso di mistero in tutti quelli che lo ammirano e che vorrebbero visitarlo.20842112_10214140334652036_6936279059384630077_n
Quella sera ho fatto qualche foto (di pessima qualità devo ammetterlo) per avere un ricordo di questo evento.
Vivo qua da…33 anni, il castello ha sempre fatto parte della mia vita, lo vedo ogni mattina quando apro le ante di casa e ogni sera quando le richiudo. A volte non ci faccio nemmeno caso di quanto possa essere bello e suggestivo vivere a pochi passi da una struttura piena di storia.
Casa mia poi è in una posizione privilegiata: lontana dal caos turistico del lungo lago, immersa nella campagna, ma comunque non isolata.


E soprattutto da casa posso godere di una vista spettacolare….
La mia infanzia l’ho passata qua, come un lungo tuffo nel verde, all’ombra di un castello che si dice abbia ospitato Dante Alighieri e proprio da quel castello, da quella piccola collina, il Sommo Poeata abbia preso spunto per la stesura del Purgatorio.
Il castello è semplicemente magico. L’ho sempre visto diroccato, e lasciato alla sua natura di rudere.

Negli anni ’80, per un paio di occasioni, è stato sfruttato come cornice per la tradizionale sagra di paese.
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Poi è stato chiuso al pubblico e le sue alte mura sono state invase da piante rampicanti e nascoste dal muschio. Solo nell’ultimo anno i padroni hanno iniziato uno spettacolare lavoro di restauro ed oggi si può godere della sua magica bellezza in toto.

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Trasferirmi in un altro peaese? Non se pe parla.
Voglio che G. cresca serena dove Io sono cresciuta serena e felice.
Voglio che senta gli uccellini cantare la mattina presto anche se il papà si lamenta che fanno casino.
Voglio che la domenica mattina senta le campane suonare a festa, voglio che le senta come se fossero in camera sua e che da quel suono capisca che è ora di alzarsi dal letto e passare la domencia in famiglia. Voglio che vada al parcogiochi e che si stupisca della vista che quel luogo può offrire.

Voglio che d’estate giochi in strada con gli amici, che faccia il giro della via in bicicletta, che giochi a nascondino entrando nei giardini dei vicini scavalcando siepi e ringhiere. Voglio che si addrentri nella stradina di campagna che porta alla vecchia cava.
Che scopra la Santella, che raccolga le more di quei cespugli che sono lì da non so quanto tempo.

Voglio che ami la natura, che adori osservare la notte stellata d’estate sul terrazzo di casa (mentre viene divorata dalle zanzare) o che si perda a rincorrere le lucciole nel giardino.

Questa è la mia casa, questo è il mio paese, la mia chiesa, il mio castello. Questa è stata la mia infanzia e spero che le stesse sensazioni che provo io nel sentire i profumi e vedere i colori che mi circondano ogni giorno li abbia anche G. quando sarà grande. Perchè sono cose che fanno bene all’ anima.

 

Horrible two, terrible three, fucking four

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Ebbene ci siamo. Sono giunti gli orribili 2. Per i non addetti ai lavori, gli orribili 2 sono gli orribili 2 anni di vita di ogni essere vivente. Periodo di novità, di curiosità, di scoperte del Mondo che sta aldilà della porta di casa….e di capricci….e di urla e pianti isterici….e di NO! ripetuti incessantemente per ore e ore a qualsiasi cosa gli venga proposto.

19621125_10213674482886033_3946329137858063000_oG. ha compiuto i 2 anni il 1 Luglio. Eravamo appena tornati da 1 settimana di mare, in cui effettivamente era stata leggermente irrequieta sia a tavola che in spiaggia.
Posto nuovo, nuovi stimoli ci eravami detto!
Cazzate.
Da due settimante lo stato di irrequietezza si è amplificato fino a raggiungere le dimensioni del culo di Kim Kardashan.

Si sveglia incazzata, per un’ora vuole stare abbracciata (il che non è male visto che amo farle le coccole) e risponde No a qualsiasi cosa. Non c’è verso di cambiarle il pannolino, di lavarla o di vestirla. Se si tenta di modificare il suo assetto stile Koala, caccia urli ultrasonici che fanno impazzire i cani del vicinato.
Decisamente un delirio.

Io riesco a capire come andrà la giornata  dalla faccia che fa quando si sveglia la mattina: se sorride tiro un sospiro, se mi guarda, sbuffa, e si gira dalla parte opposto, inzio a pregare. E quando vado al lavoro, partendo da casa che dorme ancora come un dolce angioletto, capisco come è andata la giornata dalla posizione di mia mamma sul divano quando arrivo a casa e da quanti giocattoli ci sono sparsi per il suo salotto.
I due anni sono una tappa importante per ogni essere umano, lo so.
A due anni inzia a sviluppare una certa autonomia in un sacco di cose, tipo salire e scendere le scale….e i mobili, le sedie, i divani, i muretti alti e pericolosi. Vuole mangiare da solo, bere da solo dai bicchieri rigorosamente di vetro, vuole spogliarsi e vestirsi da solo (con abbinamenti di colori di dubbio gusto), vuole lavarsi le mani nel bidet almeno 40 volte al giorno.


A due anni inzia a parlare, o peggio a ripetere.
io:”ZEUS è proprio un bambo
G.:”Tato bambo, tato bambo

A due anni c’è la presa di coscienza di sè e del concetto di proprietà: Io Io Io….Mio Mio Mio (prendere e ripetere per almeno 30 volte).
Si scopre la passione per l’arte…sui muri di casa e sul divano ovviamente, ma anche sulla pancia e in faccia, perchè noi siamo alternativi.

Sono già passati due anni da quando dicevo che G. era una bambolina e dove la mettivi rimaneva. Siamo sempre stati abituati bene e non ci siamo mai lamentati. Pappa e nanna la chiamavamo. E tutt’ora con la pappa abbiamo pochi problemi e con la nanna pure. Ma nell’ ultimo mese sta emergendo la sua personalità forte, molto diversa dalla mia da piccola e da quella di A..

E’ una sfida tosta convivere con un 2enne. E’ una sfida tosta non cedere alla rabbia e al nervoso. Sto sviluppando un self-control pazzesco per non urlare tutte le volte che si impunta di bere da sola e inzia a giarare per casa spargendo acqua ovunque, o quando si mette a leccare i vetri e poi a passarci il dito sopra per disegnare, oppure a giocare sul divano con la sabbia magica rossa (ndr: il nostro divano e bianco).

Generalmente la lascio fare. Ormai ho adottato la tattica del “fai come vuoi, ma sta attenta“, e comunque la guardo a vista.
Può passare ore a fare travasi di sabbia cinetica tra ciotole e bicchieri, e se sporca, pazienza, si pulirà.

In questi giorni mi rendo conto che i capricci sono gestibili. Che le sue urla vogliono dire qualcosa che lei ancora non riesce a dire. Ho imparato a parlarle con calma e mettermi a suo livello, a cambiare tono di voce e distrarla con piccole favole inventate al momento che hanno come protagonisti personaggi che proprio lei deve scegliere. L’ultima parlava di un gatto marrone a macchie bianche, di un palazzo blu e di un gregge di pecore, è solo un abbozzo, ma ci stiamo lavorando.

Il lavoro più grosso lo devo fare io, ora ne sono cosciente. Devo entrare in un sistema empatico nel quale mi devo immedesimare in un piccolo nanetto, alto poco più di 80 cm che sta conoscendo il mondo e che non sa ancora bene come esprimersi.
E allora mi chiedo: mi ricordo qualcosa dei miei 2 o 3 anni, ricordo cosa provavo in  quel periodo?
Qualcosa sì, ricordo cose felici e ricordo cose tristi. Ricordo il senso di solitudine quando i grandi non mi capivano, la tristezza quando volevo qualcosa e non potevo e la nostalgia dei miei genitori quando non erano con me. E quando queste cose mi vengono in mente, la prendo e la abbraccio forte, anche se urla e anche se tenta di darmi un pungo. Le dico di sfogarsi pure che poi sicuramente starà meglio.

E….funziona cazzo! Si calma, mi guarda e mi abbraccia forte, e poi ritorna a giocare scordandosi del perchè aveva inziato a piangere.

Lunedì parlavo del più e del meno con un cliente turco. Mi ha detto che anche lui ha una bimba di 2 anni. Mi ha chiesto come va con la mia. Gli ho risposto solo la verità: è dura.
E lui con calma mi dice :”eh si sono gli orribili due anni, ma sta tranquilla, poi passano…..finchè non arrivano i terribili 3 e fottutissimi 4!!!!”.

Della serie: questa è solo la punta dell’ Iceberg.

Vacanze is the new antibiotico- Cap.2: il mare di Senigallia

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Quest’anno per le nostre vacanze estive abbiamo optato per il mare. G. si è ammalata spesso durante l’ inverno quindi abbiamo deciso di adottare il rimedio dei nonni.

Con A. ho passato un paio di estati in Riviera, nulla però che mi avesse davvero colpito.
E il motivo è solo uno: quando passi momenti sereni in un determinato luogo, quel posto te lo porti sempre dentro, e sarà sempre il tuo posto felice.

Così è per me Senigallia.

Musichetta nostalgica dalla regia grazie!!

Giugno, metà anni ’80.
La mia famiglia sceglie un hotel sobrio su un catalogo in una agenzia di viaggi: 6 piani, bianco ottico, tapparelle rosse, con una struttura gemella accanto. Sobrio appunto!
Si parte come sempre prestissimo e sempre dopo la consueta settimana di preparativi maniacali da parte di mia mamma.
Destinazione: Senigallia, nota cittadina turistica delle Marche. Senigallia è uno dei maggiori poli turistici a dire il vero e se qualcuno ha avuto la fortuna di visitarla sa perfettamente perchè è così gettonata (ndr: non a caso vanta da una vita una lunga serie di bandiere blu conquistate grazie alle sue spiagge).
4 ore e mezza di strada più o meno. Si esce dall’autostrada, si percorre la litoranea e ad un tratto si prende una traversa che porta ad un sottopassaggio.
Si scede e si sale….ed eccola lì. Un infinita distesa blu anticipata da mille ombrelloni colorati. Si svolta e si prende la strada del lungo mare. In lontananza il porto e il cantiere navalmeccanico, all’interno del quale si trovavano 5 pescherecci arrugginiti.
Ecco quelle navi per i seguenti 10 anni saranno il simbolo della mia vacanza. Scorgerle in lontananza mentre mi avvicinavo all’hotel era segno che le 2 settimane più belle della mia vita stavano iniziando.

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L’albergo si ergeva imponente di fronte al mare. Le camere erano modeste ma funzionali con un bagno minuscolo con la doccia rotonda che seguiva la forma di una sorta di 20170715_165614.jpgtorretta presente a lato di ogni balcone. Il cibo era sempre ottimo, i camerieri cortesi e la spiaggia bellissima, con sabbia finissima e mare ad altezza bimbo.
Ogni mattina, verso le 6, mamma alzava le tapparelle della finestra fronte mare e lasciava entrare l’aria fresca e il profumo di salsedine.
Lo stesso profumo che più tardi si sarebbe mischiato a quello della crema solare e dei cornetti caldi a colazione.

Il mare azzurro, il sole giallo splendente e il cielo blu intenso. Ogni mattina era un completo risveglio dei sensi.
Colazione all’alba, camminata sulla battigia con papà a raccogliere le conchiglie dalle forme più disparate, e poi a giocare con gli amichetti estivi.
Papà non è mai stato amante della tintarella. La sua attività preferita era leggere  sotto l’ombrellone “Che io mi scotto anche all’ombra!!!” diceva ogni anno.20170715_165511
Un altro rito quotidiano era la passeggiata fino all’ edicola sulla spiaggia per fare scorta di letture estive: gossip per la mamma, fumetti per me e papà.
Un bagno la mattina e uno il pomeriggio, per rinfrescarsi.
Il mare non è mai stato caraibico, ma comunque sempre pulito.

Ogni tanto ci staccavamo dalla routine da spiaggia e ci divertivamo a percorrere chilometri nel centro della città. Si partiva a piedi dall’hotel e si percorreva il porto fino al ponte mobile. Lo attraversavo sempre con una fottuta paura di cadere di sotto. Infine si arrivava sull’altro lungo mare.
Il nostro lungomare, il Mameli, era quello più tranquillo, quello degli hotel per famiglie e pensionati.
La vita, la movida era dall’altra parte del ponte, sul lungomare Marconi, insieme al centro della città. Quando ci stancavamo della vita da pensionati, si attraversava il fiume Misa e si andava nel casino.
Dal lugomare Marconi si accedeva facilmente al centro storico. Lunghi palazzi dagli alti porticati costeggiano il fiume. Sotto quei portici ogni giovedì si snodavano file di bancarelle per il mercato settimanale. Era un’ altra meta fissa ogni anno. Gironzolavamo tra i vari banchetti alla ricerca di qualcosa di tipico, qualcosa di caratteristico. Poi merenda mattutina con pizza al taglio e visita alla Rocca Roveresca, che si poteva raggiungere percorrendo una delle mille traverse che partivano dai portici.

20170627_095536La Rocca mi ha sempre impressionato per la sua imponenza. Il fossato, il ponte, le 4 torri e sale antiche piene di storia e di storie misteriose. La lunga scala a chiocciola che collegava la torre al sotteranei. Mistero e magia in una sola costruzione. Potevo vederla mille volte, ma ogni anno lo stupore e la meraviglia mi assalivano.

Una cosa che è fissa nella mia mente è il negozietto di caramelle sfuse e souvenir. Facevo sempre il diavolo a 4 per farmici portare e comprare la mia speciale selezione di dolci per le vacanze. Era un rito che si ripeteva ogni anno, e ogni anno sceglievo sempre le solite caramelle: coca-cole gommose, girelle alla liquirizia, pinguini, menta e violette.

Il lungo mare Marconi era sempre pieno di gente. Era difficile attraversarlo la sera senza sgomitare tra le persone che si accalcavano per un gelato, un drink o per una passeggiata. Percorrendolo tutto si arrivava a una piazzatta dalla quale partiva il pontile che portava all’enorme Rotonda a Mare. Questo stabile fu dichiarato inagibile a partire dagli anni ’80, quindi non ho mai avuto la possibilità di visitarlo. Questo aumentava di gran lunga la curiosità di una bimba piena di fantasia.

La mia vacanza estiva al mare era fatta di riti, di tappe fisse: le caramelle, la Rocca, la Pizza sotto i portici e la pizza la mattina in spiaggia, le tapparelle alzate la mattina e la raccolta delle conchiglie.
Ogni anno sempre le stesse, ma ogni anno mai banali o noiose. Sono una persona che ama la routine e a cui non piace disturbare il calmo equilibrio che negli anni riesce a creare.

E così quest’anno, dopo 30 anni, sono tornata a Senigallia con la mia famiglia, la mia nuova famiglia, per iniziare una lunga serie di ricordi felici di vacanze insieme, e condividere con loro i ricordi passati, quelli che mi hanno reso quella che sono.
Ho trovate molte differenze con la Senigallia che conoscevo, ma le emozioni, i profumi e i colori quelli non cambiano mai.

Ma questa è un’ altra storia che forse racconterò tra un po’.