Vacanze is the new antibiotico- Cap.2: il mare di Senigallia

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Quest’anno per le nostre vacanze estive abbiamo optato per il mare. G. si è ammalata spesso durante l’ inverno quindi abbiamo deciso di adottare il rimedio dei nonni.

Con A. ho passato un paio di estati in Riviera, nulla però che mi avesse davvero colpito.
E il motivo è solo uno: quando passi momenti sereni in un determinato luogo, quel posto te lo porti sempre dentro, e sarà sempre il tuo posto felice.

Così è per me Senigallia.

Musichetta nostalgica dalla regia grazie!!

Giugno, metà anni ’80.
La mia famiglia sceglie un hotel sobrio su un catalogo in una agenzia di viaggi: 6 piani, bianco ottico, tapparelle rosse, con una struttura gemella accanto. Sobrio appunto!
Si parte come sempre prestissimo e sempre dopo la consueta settimana di preparativi maniacali da parte di mia mamma.
Destinazione: Senigallia, nota cittadina turistica delle Marche. Senigallia è uno dei maggiori poli turistici a dire il vero e se qualcuno ha avuto la fortuna di visitarla sa perfettamente perchè è così gettonata (ndr: non a caso vanta da una vita una lunga serie di bandiere blu conquistate grazie alle sue spiagge).
4 ore e mezza di strada più o meno. Si esce dall’autostrada, si percorre la litoranea e ad un tratto si prende una traversa che porta ad un sottopassaggio.
Si scede e si sale….ed eccola lì. Un infinita distesa blu anticipata da mille ombrelloni colorati. Si svolta e si prende la strada del lungo mare. In lontananza il porto e il cantiere navalmeccanico, all’interno del quale si trovavano 5 pescherecci arrugginiti.
Ecco quelle navi per i seguenti 10 anni saranno il simbolo della mia vacanza. Scorgerle in lontananza mentre mi avvicinavo all’hotel era segno che le 2 settimane più belle della mia vita stavano iniziando.

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L’albergo si ergeva imponente di fronte al mare. Le camere erano modeste ma funzionali con un bagno minuscolo con la doccia rotonda che seguiva la forma di una sorta di 20170715_165614.jpgtorretta presente a lato di ogni balcone. Il cibo era sempre ottimo, i camerieri cortesi e la spiaggia bellissima, con sabbia finissima e mare ad altezza bimbo.
Ogni mattina, verso le 6, mamma alzava le tapparelle della finestra fronte mare e lasciava entrare l’aria fresca e il profumo di salsedine.
Lo stesso profumo che più tardi si sarebbe mischiato a quello della crema solare e dei cornetti caldi a colazione.

Il mare azzurro, il sole giallo splendente e il cielo blu intenso. Ogni mattina era un completo risveglio dei sensi.
Colazione all’alba, camminata sulla battigia con papà a raccogliere le conchiglie dalle forme più disparate, e poi a giocare con gli amichetti estivi.
Papà non è mai stato amante della tintarella. La sua attività preferita era leggere  sotto l’ombrellone “Che io mi scotto anche all’ombra!!!” diceva ogni anno.20170715_165511
Un altro rito quotidiano era la passeggiata fino all’ edicola sulla spiaggia per fare scorta di letture estive: gossip per la mamma, fumetti per me e papà.
Un bagno la mattina e uno il pomeriggio, per rinfrescarsi.
Il mare non è mai stato caraibico, ma comunque sempre pulito.

Ogni tanto ci staccavamo dalla routine da spiaggia e ci divertivamo a percorrere chilometri nel centro della città. Si partiva a piedi dall’hotel e si percorreva il porto fino al ponte mobile. Lo attraversavo sempre con una fottuta paura di cadere di sotto. Infine si arrivava sull’altro lungo mare.
Il nostro lungomare, il Mameli, era quello più tranquillo, quello degli hotel per famiglie e pensionati.
La vita, la movida era dall’altra parte del ponte, sul lungomare Marconi, insieme al centro della città. Quando ci stancavamo della vita da pensionati, si attraversava il fiume Misa e si andava nel casino.
Dal lugomare Marconi si accedeva facilmente al centro storico. Lunghi palazzi dagli alti porticati costeggiano il fiume. Sotto quei portici ogni giovedì si snodavano file di bancarelle per il mercato settimanale. Era un’ altra meta fissa ogni anno. Gironzolavamo tra i vari banchetti alla ricerca di qualcosa di tipico, qualcosa di caratteristico. Poi merenda mattutina con pizza al taglio e visita alla Rocca Roveresca, che si poteva raggiungere percorrendo una delle mille traverse che partivano dai portici.

20170627_095536La Rocca mi ha sempre impressionato per la sua imponenza. Il fossato, il ponte, le 4 torri e sale antiche piene di storia e di storie misteriose. La lunga scala a chiocciola che collegava la torre al sotteranei. Mistero e magia in una sola costruzione. Potevo vederla mille volte, ma ogni anno lo stupore e la meraviglia mi assalivano.

Una cosa che è fissa nella mia mente è il negozietto di caramelle sfuse e souvenir. Facevo sempre il diavolo a 4 per farmici portare e comprare la mia speciale selezione di dolci per le vacanze. Era un rito che si ripeteva ogni anno, e ogni anno sceglievo sempre le solite caramelle: coca-cole gommose, girelle alla liquirizia, pinguini, menta e violette.

Il lungo mare Marconi era sempre pieno di gente. Era difficile attraversarlo la sera senza sgomitare tra le persone che si accalcavano per un gelato, un drink o per una passeggiata. Percorrendolo tutto si arrivava a una piazzatta dalla quale partiva il pontile che portava all’enorme Rotonda a Mare. Questo stabile fu dichiarato inagibile a partire dagli anni ’80, quindi non ho mai avuto la possibilità di visitarlo. Questo aumentava di gran lunga la curiosità di una bimba piena di fantasia.

La mia vacanza estiva al mare era fatta di riti, di tappe fisse: le caramelle, la Rocca, la Pizza sotto i portici e la pizza la mattina in spiaggia, le tapparelle alzate la mattina e la raccolta delle conchiglie.
Ogni anno sempre le stesse, ma ogni anno mai banali o noiose. Sono una persona che ama la routine e a cui non piace disturbare il calmo equilibrio che negli anni riesce a creare.

E così quest’anno, dopo 30 anni, sono tornata a Senigallia con la mia famiglia, la mia nuova famiglia, per iniziare una lunga serie di ricordi felici di vacanze insieme, e condividere con loro i ricordi passati, quelli che mi hanno reso quella che sono.
Ho trovate molte differenze con la Senigallia che conoscevo, ma le emozioni, i profumi e i colori quelli non cambiano mai.

Ma questa è un’ altra storia che forse racconterò tra un po’.

 

 

 

Chi ha paura del temporale? 

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Avete mai sentito l’odore del temporale dopo una settimana di caldo? 

Stasera eravamo a 10 km da casa, nella vigna di una piccola cantina in provincia di Bergamo quando è arrivato il temporale. Lì mio suocero coltiva qualche pianta e qualche ortaggio  per la “signora”, la proprietaria della cantina.
Ha fatto veramente un bel lavoro: zucchine, zucche, mille varietà di pomodori e altrettante di insalata.

I miei suoceri si sono concessi un weekend lungo per riposare e staccare dalla routine e ci hanno chiesto, vista l’afa di badare all’orto e innaffiarlo ogni sera. E noi diligentemente stasera abbiamo provveduto.

L’aria era già più fresca, tant’è che ho chiesto ad A. se fosse il caso di andare, le previsioni mettevano brutto tempo. “Massí dai, stacchiamo la spina, ci buttiamo nella natura mezz’oretta”.

Carichiamo la pupa in macchina e partiamo. A metà strada qualche nuvola oramai gonfia lascia andare i primi goccioloni, ma noi non ci lasciamo intimidire e proseguiamo.

Giunti a destinazione (mi piace l’epicità di queste parole…sembra abbiamo fatto 100 km e non 10) A. e il nostro piccolo elfo si mettono all’opera. Io mi sdraio sul prato tra l’orto e la vigna. 

Mentre parliamo della gestione di un orto, di quanto e quando innaffiare e che prodotti usare, nubi minacciose e nere si muovono in lontananza.

Mai accennato alla mia paura/amore per i temporali? 

Decidiamo, o meglio decido, che le zucche hanno bevuto a sufficienza, ricarichiamo G. in auto in fretta e furia  e ci avviamo verso casa (Sì è quasi una fobia la mia). 

Dalla strada che scende al porto del paese vicino al nostro, in lontananza si vedono le montagne ormai coperte di nuovole nere e da queste un muro di acqua e lampi e fulmini.

Mia mamma mi chiama preoccupata chiedendo se avessimo per caso lasciato aperto qualche finestra. La rassicuro  (mamma premurosa). Dice che a casa c’è stato un bel temporale con tanto di grandine e vento. Le credo e non le credo, ormai la conosco, tende ad ingigantire un po’ le cose, e spero che il brutto sia già passato. 

Certo è che di acqua ne è scesa, tanta da sollevare un tombino appena prima di arrivare a casa e farci rischiare di bucare.

Tra madonne e santi del paradiso  (marito bergamasco…bestemmia intercalare) A. scende e lo si sistema, piove ancora comunque.

Arrivamo a casa, scendo con in braccio G. che osserva le nubi e i fulmini incuriosita e meravigliata. Ci infiliamo sotto io porticato dei miei e respiriamo…aria fresca, aria pulita finalmente. Mi passa la paura.

L’odore del temporale estivo è come quello della neve che sta per arrivare. Accende nella mente ricordo lontani di infanzia. Di quando sei in strada a giocare e la tempesta di coglie di sorpresa e allora corri a cercare un riparo e anche se sei fradicia non importa, fa caldo e quell’acqua può solo che far bene. E finita la pioggia l’aria è frizzante, punge ma è leggera e piacevole. Senti odore di erba bagnata e asfalto. Poi ti ricordi che stavi giocando e del profumo della pioggia te ne dimentichi. Fino a quando a 33 anni ti ritrovi a letto, finestre spalancate a ripensare a quelle estati di caldo e tempeste improvvise…e allora forse il temporale non è così brutto e cattivo come dicono…

Wonder Woman bipolare

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Troppo che non scrivo!
Tenendo conto che il mio programma giornaliero prevede

  • un sacco di lavoro in ditta,
  • un sacco di litigi in ditta,
  • la palestra due volte a settimana, che la prova costume è vicinissssssimaaa,
  • la nanetta di quasi due anni da inseguire per impedirle di sdradicare ogni singola pianta del giardino con la sua paletta da giardinaggio nuova fiammante (grazie nonni che pensate sempre a dei regali utili e per niente pericolosi),
  • la cena da preparare,
  • la casa da riassettare: eufemismo utilizzato per indicare il momento in cui brucio con il napalm ogni singolo angolo in cui la suddetta nanetta ha disseminato disordine, distruzione e briciole,
  • la doccia,
  • la nanna (cane dei vicini isterico permettendo),

diciamo che facendo due conti, di tempo per buttar giù due righe su come me la sto passando non ce n’è proprio.
Però tengo botta e ogni tanto risorgo.
Tante cose da fare, poca energia, ma una forza mostruosa che mi fa saltar giù dal letto alle 6 di mattina per 5 giorni a settimana. E non che i week end dorma fino alle 9 visto che G. ormai ha messo la sveglia biologica alle 7 e 30…quindi addio nanna fino a tardi…e addio coccole col marito.

Eppure la forza c’è.
Mi sembra di tornare al momento della nascita di G., con le mie parti intime al vento cercando di capire cosa fare in preda dal dolore e nel caos totale tiriamo giu due urli da camionista polacco incazzato che non fanno mai male.
Sei lì, sei confusa e stanca, sai che devi fare qualcosa e nel dubbio tu ci butti tutta la forza che hai addosso per farlo (e urli…cazzo se urli!!!).

8aa888b3220e72d4004d93a2715ed291Ho periodi in cui la forza è tale da causarmi la sindrome da Wonder Woman.
Cerco di essere mamma full time, una perfetta lavoratrice full time e avere anche una vita sociale, ovviamente full time, tutto questo anche con solo 4 ore di sonno a notte.
Mi trasformo in una manager perfetta, con un ufficio perfetto e perfettamente funzionante, preoccupandomi della stampante che non funziona, del modem che  salta ogni 10 minuti, della mail che si blocca e del fatto che sono più i virus nel pc aziendale che in tutto l’intero globo terracqueo.
Torno a casa ogni giorno col sorriso, preparo cenette deliziose per la mia famiglia, vado in palestra fregandomene delle fighe paura che la frequentano e sbattendomene del senso di inadeguatezza, cerco di pulire perfettamente la mia casetta, ogni mattina preparare la tavola imbadita con tanto di fiori freschi che Instagram scansati,  trovo la forza di giocare con G. e di metterla a letto col sorriso, senza crisi isteriche (di entrambe).
Il sabato propongo uscita in famiglia, o la mattina per colazione o la sera per cena, cercando di avere abbastanza energia per sollevare le chiappe dal divano, prepararmi, sfoggiare il mio sorriso migliore, piacermi anche un po’ di più del solito.

Il problema è che io viaggio a fasi.

Così da Wonder Woman, arrivo alla fase nella quale sono un mix tra Maga Magò quando prende il morbillo, una gattara acida e calimero, l’ eterno incompreso.


Quindi al lavoro ci vado con le occhiaie, l’ umore pessimo, sfanculando il capo col mio preziosissimo atteggiamento passivo-aggressivo e sperando che arrivi velocemente la fine per andare a casa.
Casa che trovo ovviamente in disordine con i gatti…di polvere che girano indisturbati sotto i mobili, che non si sa perchè anche se passi lo swiffer ogni mattina, si riproducono e moltiplicano a velocità esponenziale. Ovviamente li lascio rotolare per casa come delle allegre sterpaglie nel Far West, finchè non passa il marito con il suo inseparabile aspirapolvere (sto meditando di regalargliene uno super tecnologico per il compleanno, si accettano suggerimenti).
Le attività fisiche massime contemplate in questo periodo, oltre l’ incazzarsi col mondo, sono il passaggio divano/frigo/divano e pensare a che schifezze cucinare/ordinare take away. La dieta della famiglia varia dalla pizza surgelata, ai Saikebon, ai nuggets del Mc Donald con tanto di salse, al pollo pronto della Conad.
Attacco la Peppa Pig su Netflix per tenere tranquilla G. e passo il tempo a guardare nel vuoto.
Il mio culo mi sembra sempre più grande e, dopo tutte le stronzate che ingurgito,  partono le paranoie e i fottuti sensi di colpa, fino al momento in cui mi addormento stremata sullo stesso divano, svegliandomi alle 4 di notte ancora più incazzata.

Penso di essere una sorta di dottor Jeckil e Mr. Hide al femminile.

Purtroppo la fase Wonder Woman prosciuga tutta la vitalità possibile. Penso sia troppo difficile per me, per il mio fisico e la mia mente, arrivare a fare tutto quanto. E inizio a pensare che sia ormai complicato conciliare un lavoro full time come il mio con la cura della casa e della famiglia, e principalmente con la voglia di vedere crescere mia figlia ed essere partecipe alle tappe della sua vita.
Certo, ci sono pure le Wonder Woman vere, quelle che ce la fanno. Dove siano non lo so, ma penso che qualche caso eccezionale ci sia.

Periodo di pensieri sul futuro, per cercare di trovare un certo equilibrio e non andare troppo “giù di testa”.

Nel frattempo mi alzo ogni mattina e penso:

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Fantasmi

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Sono ritornati. Gli attacchi di panico.

Rieccoli che strisciano dentro la mia mente, dentro i miei polmoni e non mi fanno respirare.

Rieccoli che mi stritolano lo stomaco e la pancia. Che mi costringono a restare fuori quando tutti sono dentro a fare baldoria. Che mi obbligano al digiuno se non voglio rivedere tutto quello che ho mangiato poco prima.

E’ snervante. E’ noioso dover spiegare perchè stai in quelle condizioni. Perchè esci dal ristorante e non vuoi sentire parlare nessuno, perchè ogni chiacchiericcio inutile, ogni bla bla bla ti causa solo più nausea e più crampi.

Pensavo di averli ormai tenuti a bada. Ma la primavera è il momento peggiore.
Sbalzi di temperatura, energie sotto le scarpe, stress, ansia lavorativa, tanto sonno arretrato…tutte cose che peggiorano solo la situazione.

Ci si mettono poi le discussioni con il mondo, con gli amici, con i parenti, coi clienti, col capo.

Una decisione andrà presa prima o poi…meglio prima che poi!

Nel frattempo spero di staccare la spina per un week end, cercando positività nella mia famiglia e nelle persone a cui tengo davvero e che tengono veramente a me.

Anche se una vacanza di primavera non guasterebbe.

Vacanze is the new antibiotico -Cap.1: La Maremma

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Quando sei piccola non ti rendi conto che il rischio tonsillite possa trasformarsi in un vantaggio notevole alla tua crescita personale. Le malattie quando sei piccola sono solo delle enormi rotture di palle, dove sei costretta a rimanere a letto, bere teh zuccherato, ingurgitare medicine amare (sempre che tu  non abbia la sfiga di avere in casa solo supposte) e dormire 20 ore al giorno. Insomma, una noia mortale.
Ho sempre sofferto di malattia dell’ apparato respiratorio (sì, pane e enciclopedia stamattina per colazione). Ne avevo sempre una. Prima il mal di gola, poi la tosse, la febbre, le tonsille infiammate e grosse come due pesche-noci. Dai 3 anni in su mia mamma mi dava l’antibiotico come fosse un succo di frutta.
Più volte le era stato consigliata la soluzione del “via il dente via il dolore“…solo che il dente in questo caso erano le mie tonsille, e lei, mano sul cuore, non se l’ è mai sentita di farmi subire un operazione simile a così tenera età.
La risposta migliore a questi miei malesseri è stata la plurivacanza: cambio di aria 3/4 volte l’anno, unendo l’ utile al dilettevole.

E qui parte la mia avventura in giro per l’ Italia.

Durante l’ anno la prima meta accessibile era la Maremma. E i miei genitori non potevano scegliere periodo migliore in cui andare a trovare i prozii: le vacanze Pasquali.
Perchè la Pasqua capita sempre in primavera, e cosa c’ è di meglio che passare una settimana immersi nella campagna che pian piano fiorisce e rinasce dopo un freddo inverno?

Zia Rosa e Zio Guido abitavano a San Giovanni delle Contee, una piccola frazione del più grande (per così dire) comune di Sorano, in provincia di Grosseto, praticamente sul confine con il Lazio e la provincia di Viterbo.
Se lo si cerca su google maps in modalità satellite la prima cosa che salta agli occhi è il costante colore verde che contraddistigue la zona. La seconda cosa è la grande distanza tra un paese e l’ altro. San Giovanni dista più o meno 15 km dal suo comune.
La frazione è composta da un piccolo centro abitato, e tante piccole località chiamate “Case” o “Poderi”.  Se arriviamo a 500 abitanti in tutto è grazia divina.
san giovanniLa nostra vacanza dagli zii partiva settimane prima, quando c’ era tutta la tensione dovuta alla preparazione delle valigie e del necessario per il viaggio di 5 ore che ci aspettava. Ricordo mamma, sempre super mega organizzata, che preparava per tempo gli abiti in ordine sul letto della stanza degli ospiti e faceva mille check-list prima della partenza.

Penso di aver preso da lei la mia mania per l’ organizzazione anticipata e maniacale delle vacanze…e le check-list.
La partenza avveniva a orari assurdissimi, tipo alle 3 di notte, a papà piaceva viaggiare con calma, di notte, senza troppe macchine e troppo traffico intorno.
Necessair per il viaggio:

  • borsa con ghiacciolini e bibite/succhi/acqua
  • borsa con cibo per il viaggio
  • cuscino per la bimba per dormire con annessa copertina
  • valigetta di cassettine di favole per quando la bimba si trasformava in rompipalle
  • cartina stradale
  • varie musicassette che spaziavano dai Led Zeppelin, a Battisti a Venditti

Il viaggio era estenuante. 5 ore di macchina con una sola sosta per la pipì e bisogni vari e l’ immancabile tappa ad Albinia per un’ oretta in pineta e spiaggia.

Adoro ritornare con la mente a quei momenti felici.

La parte finale del tragitto era la migliore. Si usciva dall’ autostrada e si imboccava la strada che pian piano ci portava attraverso un’ infinità paesini rurali scolpiti nel tufo.
La prima cosa che facevo era abbassare i finestrini e cacciare la testa fuori….

e respirare….

L’ aria pulita sul viso, il sole caldo primaverile, il profumo di fiori, di campi e di ruscelli.
L’ ultimo tratto era il più bello per me ma il più odioso per mia mamma. Diciamo che sarebbe stato il sogno di ogni rallista che si rispetti.

Manciano, Pitigliano, Sorano, San Quirico, Montorio e poi finalmente a casa degli zii.

Si scendava dalla macchina con le gambe dolenti e si andava incontro al nostro destino: gli spupazzamenti vari della zia. Baci e abbracci si sprecavano, così come i “dai mangia qualcosa, non mangi? perchè non mangi? hai fame?”  (la zia è Siciliana di origine, facile intuire che nonostante fossi una bimbetta bella in carne, per lei ero la sua piccola “citta” un po’ sciupata).

Il soggiorno dagli zii si svolgeva nel relax più totale. Si andava in campagna con lo zio, o alla vigna o alla cantina a mangiare un pezzo di pizza e bere un bicchiere di vino rosso. Si facevano visite d’ obbligo ai paesi più vicini, che anche se li avevi visti mille volte, girare per quelle viuzze e osservare le case costruite nel tufo faceva sempre il suo bell’ effetto.
Poi c’ era Sovana, un paese incantato secondo me. Sovana è un’ altra piccola frazione di Sorano ed è un importantissimo centro etrusco. Al suo esterno è possibile visitare ancora le antiche tombe, e al suo interno si può passeggiare lungo la via principale ed osservare i palazzi e la rocca.

Come scrivevo qualche post fa, sono sempre stata una bimba piena di immaginazione e fantasia, e per me quei posti avevano solo una caratteristica: essere pieni di magia e mistero.

Inutile dire che in qualsiasi osteria ti recavi, mangiavi cose spettacolari, dalle pappardelle al cinghiale, al coniglio alla cacciatora, alle grigliate miste.

Un altro appuntamento fisso era il mercato di Acquapendente, citadina del Lazio a una mezz’ ora di macchina da San Giovanni. Tutti gli anni il venerdì mattina lo passavano immersi nelle bancarelle che offrivano ogni ben di Dio. Tornavamo con la macchina piena di formaggi tipici, pane senza sale e porchetta….e un anno ci siamo pure portari 2 piccoli anatroccoli.

Eravamo fuori dal mondo, fuori dalla routine quotidiana e frenetica. Lì tutto era calmo, tempi lunghi e ben distesi.

Persino le nottate erano piene di magia. Rumori di animali selvatici, grilli, cicale, gufi. Se ti affacciavi al balcone la sera e osservavi il cielo vedevi un mare di stelle luminose come non ne avevi mai viste prima. Un anno rientrando a casa, partendo sempre la mattina presto, abbiamo incontrato 2 porcospini che attraversavano la piccola stradina. Inutile dire quanto rimasi affascinata da questo breve incontro.

Questi sono le vacanze che ho sempre adorato perchè hanno dato cibo alla mia mente, alla mia anima e un po’ anche al mio corpo.

Gli zii sono saliti al Nord quando ormai ero grandicella, a causa della malattia dello zio che , purtroppo, se l’è portato via. La casa è là, ancora chiusa e piena di ricordi.

Ci sono tornata 8 anni fa per una vacanza veloce con A.: tanta nostalgia e un po’ di tristezza.

Spero di poterci ritornare prima o poi con G., per farle provare la stessa pace e serenità che provavo da piccola. Per farle capire che, anche se il mondo  attuale ce lo impone, non dobbiamo correre, ma vivere una vita più slow, più rilassata.

Keep calm and Visit Maremma

e comunque…ho ancora le tonsille integre!

 

 

 

 

 

Grazie Donne della mia vita

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Come ogni anno l’8 marzo arriva. Con le sue mimose puzzolenti (no proprio non le sopporto), con le mille promozioni se sei vaginomunita, con le discoteche affollate da ragazze, 30enni, 40enni, 50enni e a volte pure 60enni, che cercano in questa ricorrenza un modo per staccarsi dalla routine, per far vedere che sono donne emancipate…che però scalpitano e si prendono a gomitate per essere in prima fila davanti al bonazzo di turno che finirà in perizioma la serata sul palco.

Ecco, io in realtà non penso di aver mai festeggiato l’8 marzo.  Forse perchè non l’ho mai vista come una giornata di festeggiamenti folli, divertimento o quanto ne consegue. E forse perchè non lo ritengo un giorno in cui si debba festeggiare ma in cui si deve riflettere, più che in ogni altro giorno.

Ogni donna nel suo piccolo ha delle battaglie da affrontare contro pregiudizi, discriminazioni e ghettizzazioni, a volte provenienti anche da persone dello stesso sesso. Magari sono piccole cose che nessuno nota, nemmeno tu che le sopporti. Ma messe insieme alle mille altre cose che subiscono le donne in ogni singola parte del mondo, bhe non sono così insignificanti.

Un esempio pratico di cose di poco conto all’apparenza, ma che in certi momenti mi fanno salire il crimine a mille: io lavoro da 4 anni e mezzo in un luogo dove il titolare chiama le uniche due laureate dell’azienda Dott.ssa S. e Dott.ssa L, dove S. e L. non sono i cognomi ma i nostri nomi. Lavoro in un luogo dove “visto che siete donne di casa dovreste pulire un po’ l’ufficio e mettere in ordine”….ndr:il disordine ovviamente lasciato da altri e non da noi, e dove l’unico premio a cui possiamo ambire è la promessa di un abito firmato.
Ora capisco che magari questa persona è nata un bel po’ di anni fa, quando ancora la donna era solo la fattrice/casalinga/cuoca/massaia e forse non aveva ancora il diritto di voto, ma nelle giornate in cui si hanno i coglioni girati anche per altri motivi, non è così semplice sostenere tutto ciò.

La mia fortuna è che la mia esistenza è costellata dalla presenza di donne che sono un esempio di vita per me, e che mi fanno superare a testa alta ogni difficoltà.
Donne che si sono fatte il culo al lavoro e a casa, che hanno affrontato di tutto, che quando era il momento di mollare la carriera per la famiglia lo hanno fatto senza rimpianti.
Donne che hanno la testa dura, che non si abbattono di fronte alle difficoltà o che almeno ci provano.
Donne che sono rimaste vedove troppo giovani e che hanno dovuto affrontare la solitudine di un letto troppo grande e troppo vuoto per dormirci da sole, e donne che semplicemente sono state abbandonate da quella che pensavano fosse la metà perfetta della mela.
Donne fragili che tentano comunque di tirare fuori le palle.
Donne che hanno fatto scelte sbagliate, sono cadute e si sono rialzate sempre col sorriso. Donne per cui la famiglia è al primo posto e donne per cui la carriera è in pole position, ma entrambe non si vergognano delle proprie scelte, nonostante  ci sia chi cerca di additarti come una pessima donna perchè non fai figli, o una donna poco emancipata perchè hai deciso di dedicartici in pieno.229750_1033549128662_8416_n222730_1033549368668_31_n

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Tutte ti danno un pezzetto di loro, per crescere e maturare.
Anche chi non ci vuole così bene, o chi ci invidia per qualche motivo, o chi ci fa buon viso a cattivo gioco.
Queste ultime ci aiutano a essere migliori di loro e ci spronano a dare il meglio di noi, non per Apparire, ma per Essere una donna migliore.

Io poi ho G., la mia piccola donnina dagli occhi blu20160907_110509, che con i suoi sorrisi e abbracci fa sembrare ogni problema risolvibile. Le ti guarda, apre le braccia, ti avvolge col suo calore, e ti passa la mano sulla spalla per accarezzarti. E lo fa quando ti vede triste, perchè “così fa mamma quando piango o quando mi faccio male”(lo fa anche col nostro cane Zeus quando sia lamenta che ha fame….esempio di empatia a 360° ).

A lei vorrei insegnare a pretendere il massimo dal mondo, ma anche a dare il massimo. A essere parte di una nuova generazione di donne ma anche di uomini dove ci siano pari opportunità, pari diritti non solo sulla carta ma anche nei fatti e nelle vicende di tutti i giorni, non solo l’8 marzo. Vorrei che possa crescere nella tolleranza, nella generosità e nell’amore. Vorrei insegnarle a dire GRAZIE, un grazie sincero e di cuore a tutte le donne che ci hanno portato fino a qui e che ogni giorno comunque lottano per mantenere queste “gentili concessioni” e magari, migliorare sempre di più la condizione femminile in tutto il mondo.

 

 

Integratori e considerazioni di quasi Primavera

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Sto latitando un po’ il blog. Sarà il cambio di clima e stagione, saranno i rompimenti di palle al lavoro, l’energia che è a zero, la palestra, lo yoga, il divano che mi chiama come le sirene chiamano Ulisse, ma sto periodo non c’ho proprio cazzi…

Ieri dopo l’ufficio sono andata al supermercato. index
Non vado mai a far la spesa, non mi piace molto, soprattutto andarci da sola. Sono sempre stra impacciata, fra la borsa Mary Poppins style che inghiotte il portafogli al momento del conto, il carrello, il carrellino, l’aggeggio che fa da scanner portatile per la cassa veloce…insomma generalmente ci mando il marito  (che puntualmente mi chiama almeno 2 volte per rinfrescare la memoria sulla lista della spesa e per sapere la misura esatta dei piselli surgelati….sono piselli PERDIO!!!!). index
Ci mando lui perchè è anche più parsimonioso e presta attenzione alle varie offerte. Io sono quella che se va al fare spesa e ha fame, riempie il carrello di puttanate, quindi, visto che ho sempre fame, meglio mandarci lui, per la salute dell’economia famigliare  e per la mia salute personale.

Tornando a noi, ieri A. faceva il secondo turno, quindi prima delle 20 non sarebbe uscito dal lavoro. Risultato? La spesa per la cena è toccata a me. Me la sono anche cavata bene se non fosse che visto il mio umore nero e la mia energia sotto zero, mi sono soffermata qualche minuto in più davanti allo scaffale degli integratori energetici.

Ero alla ricerca di qualcosa di non ben definito che potesse risollevarmi la giornata. E’ inimmaginabile il numero di integratori alimentari in commercio. Sono rimasta ad osservare quelle scatole colorate, leggendo composizione e istruzioni.

progettomatematica-dm-unibo-itPoi dal nulla mi si è accesa la lampadina: integratori alimentari per risolvere la sempre più presente piaga dei rompicoglioni che ci tediano l’anima…..non esistono!!!!
Facciamocene una ragione!

Me ne faccio una ragione.
Mi sposto nel reparto dolci….afferro una tavoletta Lindt fondente al 75 %, la butto nel carrellino a mano e mi avvio alla cassa.
Non so se il cioccolato mi ha risollevato l’umore e il fisico. Ieri ho pure saltato Yoga e mi sono goduta la mia bimba, la mia amata cucina, la cugina storica che si è presentata all’ora del caffè per fare due chiacchiere e il mio divano.

E mentre ero sul divano ho iniziato a fare le cosiddette considerazioni di cambio stagione:

  1. Come detto prima, niente integratori anti-rompimento, solo cioccolato fondente extra;
  2. I carrelli della spesa, e i carrellini a mano dovrebbero essere messi fuori legge;
  3. La maggior parte delle persone non è in grado  di usare le frecce quando è in rotonda;
  4. I sughi pronti della Hipp a base di verdure sono spaziali;
  5. Capitolo Peppa Pig:
    1. papà Pig non ha senso dell’orientamento;
    2. i maiali protagonisti di questo cartone hanno una mania assurda per le patate e la cosa mi inquieta;
    3. nel cartone è presente un amico di Peppa che si chiama Danny Cane…che ha un nonno che guarda caso si  chiama Nonno Cane…attendo solo la venuta dello Zio….;
    4. Peppa è una stronza patentata;
    5. Peppa Pig ha un effetto soporifero su mia figlia…quindi…portiamo pazienza.
  6. Marzo ha proprio un clima del cazzo:al sole fa caldo, all’ombra se non hai la cuffia ti gela il cervello;
  7. Mai e dico mai entrare nel tunnel delle Yankee Candle;
  8. Netflix è una droga;
  9. Gli abbracci di tua figlia sono una droga, la migliore al mondo;
  10. E’ sempre più difficile trovare qualcuno con cui fare discorsi di un certo spessore;come disse la fantastica Mia  a Vincent:  Perché sentiamo la necessità di chiacchierare di puttanate per sentirci più a nostro agio?;
  11. Continuo a non capire perchè certe persone mi vogliono nella loro vita e perchè io le voglio nella mia, ma sto tentando di non pensarci e prenderla come viene;
  12. Continuo a non capire perchè certi amici se ne sono andati e si sono comportati in modo poco carino, ma sto tentando di non pensarci e prenderla come viene;
  13. Ho capito che non sono fatta per il cambio armadi, butto tutto dentro, caldo freddo, lana cotone, costume sciarpa di lana.